CARCERI:  MARCORA e SANCINO  (UDC): “ Bollate è un modello da esportare, qui abbiamo visto un luogo da cui poter realmente ricominciare. Non è detto che la detenzione sia l’unica soluzione bisogna pensare a percorsi differenziati“
«Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato» così recita l’art.27 della Costituzione che parla di rieducazione ma i dati purtroppo dicono altro: la recidiva è del 90%, si parla sempre di sovraffollamento e strutture fatiscenti ma non nel carcere modello di Bollate dove scende drasticamente e il 70% dei carcerati lavora. Ci sono laboratori di pelletteria, falegnameria, le serre. I detenuti hanno la possibilità e i luoghi per incontrarsi. Un modello che si basa sul dare fiducia ai detenuti, una formula che, malgrado alcuni episodi come quello della recente fuga, in 10 anni ha dato un bilancio più che positivo grazie anche all’importante lavoro dei volontari.
“Qui - sottolinea il consigliere regionale dell’UDC Enrico Marcora in visita questa mattina nella casa circondariale di Bollate e nel pomeriggio al Beccaria per l’iniziativa Ferragosto in carcere - si gettano seriamente le basi per un processo di cambiamento, un luogo da cui poter realmente ricominciare, innanzitutto attraverso il lavoro con cui si dà al detenuto la possibilità di riappropriarsi della propria dignità . Formando i detenuti regolarmente assunti e insegnandogli un mestiere per il loro futuro, perché fuori da queste mura c’è anche per loro una possibilità buona, un altro modo di agire.”
“Un’esperienza toccante dal punto di vista umano - per il capogruppo udc a Palazzo Isimbardi Alessandro Sancino - ora sono convinto che può davvero esistere un percorso rieducativo nella vita di una persona che ha sbagliato e sono anche sempre più convinto che la politica deve essere al servizio degli ultimi”
“Se a Bollate il diritto dei detenuti è rispettato è invece più difficile lavorare sulla qualità della vita degli agenti di polizia penitenziaria. Si menzionano sempre i 43 suicidi dei detenuti ma mai i 4 dei poliziotti - ricorda Marcora. Se a Bollate c’è una criticità è questa: mancano case e luoghi ricreativi per gli operatori, persone che spesso vengono dal sud, che non possono portare qui la famiglia per gli affitti troppo alti e che hanno difficoltà ad inserirsi in una città come Milano. Le Istituzioni devono ricordarsi anche di loro”
“E’ incredibile - prosegue Sancino - che a coordinare una piccola città come quella di Bollate ci siano solo due dirigenti, manca personale dirigenziale, amministrativo e poliziotti. Nel femminile, che potrebbe ospitare 100 detenute, ce ne sono solo 50 perché le guardie sono insufficienti. Un vero federalismo non può prescindere dal settore della Giustizia perché è assurdo che sia Roma a gestire le assunzioni nei carceri lombardi.”
“Si parla di riforma del sistema carcerario - conclude Marcora -  ma il carcere non sempre va bene, a volte diventa una scuola del crimine. E’ sicuramente necessario per controllare, come nel caso dell’alta sicurezza, ma non si possono mettere sullo stesso livello tutti i tipi di reato, bisogna rivedere il meccanismo generale, pensare a pene e misure alternative, percorsi differenziati e diverse risposte educative”.

